Terapia per il trattamento del sovrappeso

Terapia gruppo-analitica di supporto per il trattamento del sovrappeso e obesità

a cura di Maurizio Fadda

 

Al cibo si ricollegano pulsioni e simboli, vissuti consci ed inconsci, valori socioculturali e credenze religiose.
A seconda delle diverse società il cibo assume differenti significati in relazione ad alcuni aspetti, questi aspetti danno al comportamento alimentare un profondo significato culturale, familiare e psichico in relazione ai fattori biologici ed individuali.


Essendo, inoltre, strettamente mescolata all’esperienza dei rapporti interindividuali, la funzione alimentare in individui predisposti può essere abusata al fine di risolvere o camuffare un disagio personale.

Negli ultimi anni il rapporto degli uomini con il cibo ha però cessato di apparire nei termini ovvi di un rapporto naturale, spontaneo, irriflessivo privo di contraddizioni che non riguardassero il pressante problema di procacciarlo per la sopravvivenza.
Il cibo ha così smarrito la sua presunta innocenza originaria mostrando agli uomini il lato problematico irregolare ed inquietante che lo abita internamente.


Questo passaggio ha portato all’aumento vertiginoso nella nostra epoca dei disordini alimentari:

 

  • anoressia
  • bulimia
  • binge eating disorder (BED)
  • sovrappeso e obesità


Il cibo diventa una sostanza che permette alle persone di incarnare i loro disagi, diventa un oggetto che crea dipendenza e che genera un legame passionale con esso.
Non si può fare a meno di riflettere sulle trasformazioni delle abitudini alimentari e sui comportamenti tipici della nostra epoca, di una società industrializzata in cui le leggi del convivio e la struttura della tavola sono stravolte e sono scandite dalla fretta e dai ritmi di lavoro, con la perdita del patrimonio di tradizioni che caratterizzavano la nostra società.

Tutto questo ha portato all’aumento del sovrappeso e della obesità, al punto tale che nel rapporto sulla salute in Europa del 2002, l’ufficio regionale Europeo dell’OMS definisce l’obesità come una “ epidemia estesa a tutta la regione europea”, circa la metà della popolazione adulta è in sovrappeso ed il 20-30% degli individui in molti paesi è definibile clinicamente obeso.


E’ quindi necessario, nei confronti del sovrappeso e della obesità, un approccio multidimensionale che tenga conto di tutte le valutazioni cliniche (fattori di rischio, composizione corporea, dispendio energetico), di una corretta impostazione dietetica comprendente una consapevole educazione alimentare, se necessario l’indicazione alla terapia farmacologica o alla chirurgia bariatrica, l’intervento della medicina estetica quando necessario.

A tutto questo sarebbe imprescindibile affiancare un supporto psicologico che migliori la compliance alla terapia nutrizionale, minimizzi la resistenza del paziente ad accettare la terapia, migliori l’accettazione all’accertamento ed alla valutazione dell’andamento del sovrappeso.
Uno degli strumenti che sembrano adeguarsi meglio a questo approccio multidimensionale è il piccolo gruppo di parola.


Già dall’inizio del secolo molti autori avevano fatto notare come persone che dovevano sottoporsi a specifici trattamenti medici, se riuniti in gruppo a discuterne tolleravano meglio le indicazioni mediche, perchè queste indicazioni erano condivise, e questo creava le condizioni adatte perché la compliance si mantenesse nel tempo.
Il gruppo migliora la conoscenza della propria situazione clinica in quanto permette lo scambio di ansie e di fantasie verbalizzate all’interno del gruppo.
Molti autori sottolineano che il miglioramento delle condizioni cliniche del paziente avviene anche a livello dell’ “umore” del paziente stesso e che questo si può collegare allo stato di coesione dei pazienti all’interno del gruppo.

Si può presumere che pazienti in sovrappeso in terapia dietologica, attraverso la condivisione realizzata attraverso il gruppo scoprano la possibilità di un cambiamento relativo alla percezione che hanno di se stessi, da possibili emarginati e insoddisfatti a causa del loro sovrappeso a persone interagenti e capaci di una completa socializzazione.
Il gruppo si dimostrerebbe nella terapia multidimensionale del sovrappeso/obesità uno strumento indispensabile al fine della cura dei pazienti, un agente attivo della terapia.


L’aggregazione in questi gruppi trae la propria spinta dalla forte identificazione con una situazione comune a tutto il gruppo, quello di essere in sovrappeso;
questo favorisce l’uscita da una condizione parzialmente angosciante ed alienante, favorisce la certezza di sentirsi accettati e compresi, condividere una stessa problematica e una stessa terapia in gruppo e poterne discutere liberamente riduce l’angoscia ed il senso di depressione, permette di elaborare le situazioni e le problematiche personali che fanno si che il paziente utilizzi il cibo come oggetto per risolvere i propri disagi personali.

Il gruppo diventa uno spazio fatto di storie, di fantasie, di emozioni, di pensieri personali e allo stesso tempo universali, è il luogo in cui a fianco della terapia medico-dietologica tradizionale permette di mettersi in gioco e di sperimentare altre passioni, di riassestare le proprie relazioni.


Il gruppo, in questo caso, risulta essere un collante tra paziente e medico, e contemporaneamente un sostegno nel trattamento di una situazione potenzialmente anche grave e invalidante che necessita di interventi diagnostici e terapeutici accurati e precisi, senza contare che nell’ambito del trattamento del sovrappeso e della obesità la parte legata alla situazione psicologica gioca una parte importante nel trattamento e nel decorso; la terapia gruppale di supporto pare essere, attualmente, in questi casi, lo strumento più valido ed interessante per venire incontro alle necessità del paziente ed alle esigenze del terapeuta.

Calcolo BMI





minore di 20 sottopeso
20-25 normopeso
25-30 sovrappeso
30-40 obesità di grado moderato
maggiore di 40 obesità grave

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